La classe di riparabilità arriva in etichetta: cosa cambia dal 1 gennaio 2027
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La classe di riparabilità arriva in etichetta: cosa cambia dal 1 gennaio 2027

Dal 1 gennaio 2027 l'etichetta energetica delle asciugabiancheria porta una lettera in più, che non parla di consumi ma di quanto è facile riparare la macchina. Abbiamo letto la formula nel regolamento e scaricato i 6.077 modelli del registro europeo: 1.708 dichiarano già l'indice, e il 98 per cento di loro sta in classe A.

Dal 1 gennaio 2027 l'etichetta energetica delle asciugabiancheria avrà una lettera in più. Non riguarda i consumi: riguarda quanto è facile riparare la macchina. Si chiama classe di riparabilità, va da A a E e nasce da un indice numerico che il costruttore deve calcolare seguendo un metodo scritto nel regolamento, non a sua discrezione.

È la prima volta che su un grande elettrodomestico compare in etichetta un dato che non parla di energia, di acqua o di rumore, ma di cosa succede quando si rompe. E non è un'etichetta che arriverà fra quindici mesi: una parte del mercato l'ha già anticipata. Nel registro europeo dei prodotti, 1.708 asciugabiancheria su 6.077 dichiarano già l'indice, pur non essendo obbligate.

Abbiamo scaricato quel registro per intero, letto il metodo di calcolo nel testo del regolamento e riapplicato la formula a tutti i modelli che hanno dichiarato. Il risultato dice due cose insieme: il dato nuovo è utile, e la scala nasce già schiacciata in alto, perché il 98 per cento di chi ha dichiarato sta in classe A. Vediamo cosa significa per chi deve comprare un'asciugatrice.

La risposta breve

Dal 1 gennaio 2027 ogni asciugabiancheria immessa sul mercato dovrà avere in etichetta la classe di riparabilità, su scala A-E, e nella scheda informativa l'indice con i quattro punteggi parziali che lo compongono. Chi vuole può farlo già da ora: la finestra volontaria è aperta dal 24 novembre 2025.

Il dato è reale e verificabile, ma non va letto come un voto sulla durata dell'apparecchio. L'indice misura una cosa sola e molto precisa: quanto è rapido arrivare a otto pezzi considerati critici, con che viti sono fissati, che attrezzi servono e se il costruttore pubblica gratis le istruzioni di riparazione. Non misura quanto costano quei pezzi, non misura quanto dura la macchina, e non considera affatto la pompa di calore, che su cinque modelli su sei è il componente più costoso.

Nella pratica: oggi la classe di riparabilità serve soprattutto a escludere. Se un modello dichiara B o C, un motivo c'è. Se dichiara A, siete in compagnia del 98 per cento del campione e dovete guardare altro. Nei prossimi paragrafi trovate i numeri che portano a questa conclusione, tutti ricavati dalle fonti ufficiali.

In breve: cosa trovi in questo approfondimento

  1. Cosa cambia esattamente in etichetta

  2. Come si calcola l'indice: la formula per intero

  3. Le otto parti prioritarie e quanto pesa ciascuna

  4. Come si assegnano i punti, voce per voce

  5. Dall'indice alla lettera: le soglie

  6. Cosa dice già il registro europeo: 6.077 modelli

  7. Il 98 per cento in classe A

  8. Il collo di bottiglia è lo smontaggio

  9. Le 86 schede che non tornano

  10. Quello che l'indice non guarda: la pompa di calore

  11. Quanto costano davvero i pezzi

  12. Le macchine che si comprano oggi in Italia

  13. Bosch e Siemens: stesso indice, due marchi

  14. Dove si legge oggi questo dato

  15. Le date che contano

  16. Errori da evitare

  17. La valutazione Portos

  18. Domande frequenti

  19. Fonti

Cosa cambia esattamente in etichetta

La modifica arriva dal regolamento delegato (UE) 2025/1353, pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 20 novembre 2025 ed entrato in vigore il 24 novembre. Non riscrive l'etichetta delle asciugabiancheria: la integra. Il regolamento di riferimento resta il 2023/2534, quello che ha portato la scala A-G e la classe di efficienza di condensazione.

In concreto l'etichetta guadagna un pittogramma in più, con la scala verticale da A a E e la lettera del modello in grassetto. Restano al loro posto la classe energetica, il consumo per 100 cicli, la classe di condensazione, il rumore in decibel, la capacità e la durata del programma eco. Il testo del regolamento arriva al dettaglio tipografico: la lettera applicabile in grassetto 12 punti, le altre in tondo 8.

Sulla scheda informativa del prodotto, quel PDF che ogni costruttore deve pubblicare e che è la fonte più precisa su un elettrodomestico, compare un blocco nuovo intitolato "Informazioni sulla riparabilità" con sei righe: la classe, l'indice e i quattro punteggi parziali. In più tre link obbligatori: alla disponibilità dei ricambi, alle istruzioni di riparazione per gli utenti finali e ai prezzi indicativi al netto delle imposte.

Una differenza importante rispetto al cambio di etichetta precedente: non c'è riscalaggio. Il 1 luglio 2025, quando è entrata in applicazione la nuova etichetta delle asciugabiancheria e la scala è tornata da A+++ ad A-G, i prodotti in vendita hanno dovuto adeguarsi. Qui no: il regolamento consente ai distributori di continuare a vendere senza limiti di tempo gli apparecchi immessi sul mercato prima del 1 gennaio 2027, con l'etichetta vecchia e senza indice. Vuol dire che nel 2027 e nel 2028 in negozio convivranno macchine con il dato e macchine senza, e l'assenza del dato non dirà nulla sulla qualità del prodotto.

Come si calcola l'indice: la formula per intero

L'indice di riparabilità, indicato con R, è un punteggio aggregato da 0 a 10 che nasce da quattro parametri. Il regolamento li chiama con sigle inglesi che ritroverete tali e quali sulla scheda informativa in italiano:

  • SDD, punteggio della profondità di smontaggio: quante operazioni servono per arrivare al pezzo;

  • SF, punteggio del tipo di elementi di fissaggio: con che cosa è attaccato;

  • ST, punteggio del tipo di attrezzi: che cosa serve per staccarlo;

  • SRI, punteggio delle informazioni sulla riparazione: se il costruttore le pubblica gratis.

La formula, nell'allegato IV sezione 5 del regolamento, è questa:

R = 0,450 × SDD + 0,225 × SF + 0,225 × ST + 0,100 × SRI

Il risultato si arrotonda a due decimali. Quasi la metà del peso, 0,450, sta sulla profondità di smontaggio. Le informazioni di riparazione, che sono l'unico parametro valutato a livello di prodotto e non di singolo pezzo, pesano un decimo.

La formula funziona davvero. Prendiamo la scheda informativa UE della Bosch WQB245B0IT, riemessa il 21 settembre 2026, che dichiara SDD 9,18, SF 9,11, ST 10,00 e SRI 10,00. Applicando i coefficienti: 0,450 × 9,18 + 0,225 × 9,11 + 0,225 × 10 + 0,100 × 10 = 9,4308, cioè 9,43 arrotondato, esattamente l'indice stampato in scheda. La media semplice dei quattro punteggi sarebbe stata 9,57: non è una media, è una media pesata, e i coefficienti cambiano il risultato.

Le otto parti prioritarie e quanto pesa ciascuna

I primi tre punteggi non si valutano sulla macchina in generale, ma su otto pezzi che il regolamento chiama parti prioritarie, scelti in base ai tassi di vendita dei ricambi e ai tassi di guasto. Ogni parte riceve un punto da 0 a 10 su ciascuno dei tre criteri, poi i punti vengono aggregati con una media pesata. I coefficienti sono identici per SDD, SF e ST:

Parte prioritariaSiglaCoefficienteFasi medie di smontaggio (MDS)
Scheda principale a circuiti stampatiMB0,2813,7
Cinghia del cestelloDB0,2540,9
Pompa dell'acquaWP0,1416,1
Cuscinetto del cestelloB0,0918,9
OblòD0,083,0
Condensatore del motoreMC0,0624,9
MotoreM0,0549,4
VentolaF0,057,7

Due coefficienti da soli fanno il 53 per cento del punteggio: scheda elettronica e cinghia. È una scelta coerente con i dati di guasto, ma ha una conseguenza pratica. Il motore, che il regolamento stesso riconosce come il pezzo più sepolto di tutti con 49,4 fasi medie di smontaggio, pesa 0,05: un ventesimo. Una macchina può avere il motore praticamente inaccessibile e restare in classe A senza difficoltà, purché scheda e cinghia si raggiungano in fretta.

La colonna delle fasi medie merita attenzione, perché è il metro su cui si misura ogni modello. Il punteggio di una parte non dipende dal numero assoluto di operazioni, ma dal confronto con la media europea di quella parte. Arrivare all'oblò in 2 fasi vale il massimo perché la media è 3; arrivare al motore in 40 fasi vale il massimo perché la media è 49,4.

Se una parte prioritaria è presente più volte nello stesso apparecchio, si prende quella con il punteggio peggiore. Se manca del tutto, viene tolta dalla formula e i coefficienti delle altre vengono riproporzionati in modo che la somma resti 1.

Come si assegnano i punti, voce per voce

Qui il regolamento è insolitamente concreto, e vale la pena leggerlo perché spiega perché certi punteggi cadono a scalini e non in modo continuo.

Profondità di smontaggio. Si contano le fasi necessarie a estrarre il pezzo da una macchina completamente assemblata, in piedi, scollegata, tenuta come dice il manuale. Il punteggio è a gradini rispetto alla media di quella parte: 10 punti fino al 70 per cento della media, 7 punti fino al 90, 4 punti fino al 110, 1 punto fino al 130, zero oltre. Gli elementi di fissaggio non contano come pezzi, prendere o posare un attrezzo non chiude una fase, ma pulire o scaldare sì. E c'è una clausola che azzera tutto: se per far funzionare il ricambio serve un'autorizzazione a distanza del numero di serie, il punteggio di quella parte è zero.

Elementi di fissaggio. Quattro livelli secchi: 10 punti se sono riutilizzabili, 7 se il costruttore li rifornisce gratis, 4 se li rifornisce a pagamento, 0 se sono fissaggi non rimovibili. Se durante lo smontaggio se ne incontrano di tipi diversi, vale il peggiore.

Attrezzi. Tre livelli: 10 punti se bastano attrezzi di base o nessun attrezzo, 5 se servono attrezzi forniti insieme al ricambio, 0 negli altri casi. Anche qui vale il peggiore.

Informazioni sulla riparazione. Due soli valori possibili, 10 oppure 0: dieci se il costruttore mette a disposizione gratuitamente le informazioni di riparazione ai riparatori professionisti, zero se le fa pagare. Non ci sono vie di mezzo, ed è il motivo per cui questo punteggio nel registro vale quasi sempre 10,00 tondo.

Dall'indice alla lettera: le soglie

La tabella 3 bis del regolamento traduce l'indice in lettera:

Classe di riparabilitàIndice R
A (riparabilità massima)R > 9,00
B7,00 ≤ R ≤ 9,00
C5,00 ≤ R < 7,00
D3,00 ≤ R < 5,00
E (riparabilità minima)R < 3,00

Vale la pena notare dove cadono esattamente i confini. Un indice di 9,00 netto è classe B, non A: per la A serve superare la soglia, non raggiungerla. Un indice di 7,00 netto è B, un 5,00 netto è C. Sono dettagli che contano quando un costruttore si ferma a un centesimo dal salto.

C'è poi un vincolo aritmetico che il regolamento non dichiara ma che discende dalla formula. Con SDD a zero, anche portando gli altri tre punteggi al massimo si arriva a 0,225 × 10 + 0,225 × 10 + 0,100 × 10 = 5,50, cioè classe C. Senza un buon punteggio di smontaggio la classe A è matematicamente irraggiungibile: con gli altri tre a 10,00 tondi, SDD deve valere almeno 7,80 per superare 9,01.

Cosa dice già il registro europeo: 6.077 modelli

Per capire cosa succederà in etichetta nel 2027 non serve aspettare il 2027. Tutti i modelli in commercio nell'Unione sono registrati in EPREL, la banca dati della Commissione europea, e dal 24 novembre 2025 i fornitori possono già inserirci le informazioni sulla riparabilità. Abbiamo scaricato l'intero gruppo "asciugabiancheria per uso domestico" del regolamento 2023/2534: 6.077 modelli al 11 ottobre 2026.

VoceValore
Modelli registrati nel gruppo6.077
Modelli che dichiarano già l'indice1.708 (28,1%)
Organizzazioni che hanno dichiarato102 su 196
Dichiarazioni depositate negli ultimi cinque mesi1.614 su 1.708 (94,5%)
Quota delle nuove registrazioni di ottobre 2026 con indice75,3% (350 su 465)

La curva è netta. Fino a marzo 2026 le dichiarazioni erano poche decine in totale; a giugno sono 232, a luglio 256, a settembre 656, nei primi dieci giorni di ottobre altre 350. Il mercato si sta adeguando con quattordici mesi di anticipo, e lo sta facendo soprattutto sulle registrazioni nuove: fra i modelli entrati in registro a ottobre 2026, tre su quattro portano già l'indice.

L'adeguamento però non è uniforme. Due costruttori che valgono da soli quasi 2.400 modelli si comportano in modo opposto:

OrganizzazioneModelli in registroCon indiceQuota
Midea Europe GmbH292897%
Haier Iberia1219074%
Candy Hoover Group57137165%
Gorenje23214261%
Asko Appliances462657%
Miele1648552%
Electrolux1.13651645%
Beko Europe1.209181%
BSH (Bosch, Siemens, Neff, Gaggenau)62400%

Il dato su BSH va letto con attenzione, perché è il più interessante dei due: zero modelli con indice nel registro pubblico, ma le schede informative PDF del gruppo riportano l'indice da settembre 2026. Ci torniamo più avanti, perché è il segno più chiaro di quanto sia disallineata questa fase di transizione.

Il 98 per cento in classe A

Ecco il punto che cambia il modo di usare questa etichetta. Sui 1.708 modelli che hanno dichiarato:

Classe di riparabilitàModelliQuota
A1.67498,0%
B281,6%
C60,4%
D00%
E00%

Non esiste nel registro una sola asciugabiancheria in classe D o E. Le classi inferiori della scala, per ora, sono vuote. E dentro la classe A la concentrazione è ancora più forte di quanto dica la lettera: 580 modelli su 1.708, il 34 per cento, dichiarano l'indice massimo 10,00, e 578 di questi hanno tutti e quattro i punteggi parziali a 10,00 tondi. I valori distinti dell'indice su 1.708 modelli sono appena 42.

Il confine della classe A è affollato dal lato giusto: 305 modelli stanno fra 9,00 e 9,10, cioè entro un decimo dalla soglia. Dall'altro lato ci sono 65 modelli con indice pari o inferiore a 9,00. La distribuzione non è una campana: è un picco a 10,00 e un addensamento appena sopra la soglia.

Come si calcola l'indice di riparabilita delle asciugabiancheria: i quattro punteggi con i loro coefficienti, le soglie delle classi da A a E e la distribuzione reale dei 1.708 modelli che hanno gia dichiarato nel registro europeo

La formula del regolamento, le soglie delle classi e come si distribuiscono davvero i modelli che hanno gia dichiarato: 98 su 100 in classe A.

C'è un precedente. Sui forni da incasso avevamo già trovato lo stesso fenomeno su un parametro diverso: quindici modelli su venti dichiaravano lo stesso identico indice di efficienza, 81,2, a meno di un punto dalla soglia di classe. Quando un parametro entra in etichetta, l'industria si posiziona in fretta appena sopra la soglia che conta. Vale per l'energia e, a quanto pare, varrà anche per la riparabilità.

Attenzione però a non ribaltare la conclusione. Il fatto che quasi tutti stiano in A non significa che l'indice sia inutile: significa che oggi serve a individuare le eccezioni, non a ordinare il mercato. Su 1.708 modelli, 34 hanno dichiarato qualcosa di diverso da A, e in 28 casi su 34 il motivo è scritto nero su bianco nei punteggi parziali.

Il collo di bottiglia è lo smontaggio

I quattro punteggi non si comportano allo stesso modo. Ecco le medie sui 1.708 dichiaranti:

PunteggioPeso nella formulaMedia dichiarata
SDD profondità di smontaggio0,4509,085
SF elementi di fissaggio0,2259,585
ST tipo di attrezzi0,2259,586
SRI informazioni di riparazione0,1009,715

Lo smontaggio è contemporaneamente il punteggio più pesante e il più basso. Su 1.708 modelli è il peggiore dei quattro in 1.648 casi, il 96,5 per cento. Mediana degli altri tre: 10,00 tondo. Mediana dello smontaggio: 9,18.

Questo si traduce in un fatto operativo. Portando SDD al massimo su tutto il campione, l'indice medio salirebbe da 9,373 a 9,785: +0,412. Facendo la stessa cosa sugli altri tre si guadagnerebbe rispettivamente +0,093, +0,093 e +0,029. In termini di classi: alzare lo smontaggio farebbe salire di lettera 89 modelli, alzare le informazioni di riparazione ne farebbe salire 21.

La lettura per chi compra è semplice. Un modello in classe B o C non ha quasi mai un problema di documentazione o di attrezzi: ha un problema di architettura meccanica, cioè bisogna smontare troppa macchina per arrivare ai pezzi che si rompono. È un difetto che non si corregge con un aggiornamento del manuale.

Le 86 schede che non tornano

Avendo la formula e tutti i punteggi parziali, si può fare una verifica che finora nessuno aveva motivo di fare: ricalcolare l'indice di ogni modello e confrontarlo con quello dichiarato. La formula del regolamento riproduce l'indice dichiarato su 1.625 modelli su 1.708, cioè sul 95,14 per cento, al centesimo. È la conferma che i coefficienti letti nell'allegato sono quelli giusti e che la quasi totalità dei costruttori li applica correttamente.

Restano 83 modelli in cui l'indice dichiarato non discende dai punteggi dichiarati, più altri casi in cui la lettera non discende dall'indice. In tutto 86 schede contengono almeno un'incoerenza interna. Alcune sono vistose:

ModelloIndice dichiaratoIndice dalla formulaPunteggi dichiarati
MD110H80/W-IT (Midea Italia)10,00 (classe C)1,001,00 / 1,00 / 1,00 / 1,00
LHP10W25R (Currys Ireland)9,88 (classe A)3,084,38 / 2,25 / 2,25 / 1,00
Dodici modelli Beko Europe9,50 (classe A)2,914,00 / 2,25 / 2,25 / 1,00
BHP10WH (Glen Dimplex)1,00 (classe A)2,002,00 / 2,00 / 2,00 / 2,00
Tre modelli Gorenje9,20 (classe A)10,0010,00 / 10,00 / 10,00 / 10,00

Lo scostamento massimo è di 9,00 punti su una scala da 10. Qui serve prudenza: dall'esterno è impossibile stabilire quale dei due dati sia sbagliato. Potrebbe essere errato l'indice, potrebbero essere errati i punteggi parziali, potrebbe trattarsi di una convenzione di inserimento diversa in cui i valori 1,00 e 2,00 significano qualcosa d'altro. Quello che si può dire con certezza è che quelle schede non sono coerenti con il metodo del regolamento, e che il registro le accetta così come sono.

Tre casi sono particolarmente evidenti nella direzione opposta: tre modelli Gorenje dichiarano tutti e quattro i punteggi a 10,00 tondi, cioè il massimo assoluto, e poi riportano un indice di 9,20 invece di 10,00. In quel caso il costruttore si è dichiarato peggiore di quanto risulterebbe dai suoi stessi numeri.

Non è un dato che debba spaventare chi compra: sono 86 schede su 1.708, il 5 per cento, e nessuna di esse è oggi visibile al pubblico. È però un dato che dice molto sullo stato della transizione, e che vale la pena tenere presente fra un anno, quando questi numeri finiranno sull'etichetta in negozio.

Quello che l'indice non guarda: la pompa di calore

Nell'elenco delle otto parti prioritarie manca il componente che su un'asciugatrice moderna costa di più e definisce il prodotto: il circuito a pompa di calore, con compressore, scambiatori e gas refrigerante.

Non è una svista nostra, è una lacuna che il regolamento riconosce esplicitamente. Il 2025/1353 aggiunge al riesame previsto dal 2023/2534 un punto preciso: valutare "l'opportunità di includere la pompa di calore nell'elenco delle parti prioritarie ai fini del calcolo dell'indice di riparabilità". Oggi non c'è.

La portata del buco si misura sul registro. Delle 6.077 asciugabiancheria registrate, 5.524 sono a pompa di calore, cioè il 90,9 per cento, e di queste 1.625 hanno dichiarato l'indice. Le condensazione tradizionali sono 373 e le a espulsione 180. Significa che per nove macchine su dieci l'indice valuta la riparabilità di tutto tranne il gruppo che costa di più.

Non è un'obiezione teorica. Nella nostra analisi della Bosch WQB245B0IT avevamo già visto che il circuito a pompa di calore è il sottoinsieme che determina il prezzo della macchina e la sua classe energetica. Un indice che misura quanto è facile arrivare alla cinghia, e non quanto è facile intervenire sul compressore, racconta una parte della storia.

Quanto costano davvero i pezzi

L'indice misura la fatica, non la spesa. Per capire quanto conti questa distinzione abbiamo scaricato il listino dei prezzi indicativi al netto delle imposte dei ricambi che BSH pubblica per le proprie asciugabiancheria, lo stesso documento a cui rimanda il link obbligatorio nella scheda informativa. Contiene 875 codici con prezzo. Mettendoli accanto ai coefficienti della formula si vede subito che le due scale non si parlano:

Parte prioritariaPeso nell'indicePrezzo mediano del ricambioIntervallo
Scheda principale0,28115,12 €12,00 - 226,30 €
Cinghia del cestello0,2516,55 €14,92 - 18,17 €
Pompa dell'acqua0,1445,91 €32,18 - 66,88 €
Cuscinetto del cestello0,0915,43 €unico codice
Oblò (chiusure e interruttore)0,087,49 €5,77 - 14,87 €
Motore0,05178,91 €161,69 - 188,94 €
Ventola0,0530,06 €8,53 - 47,76 €

Il confronto fra la prima e la seconda riga è il cuore della questione. Scheda elettronica e cinghia hanno un peso quasi identico nella formula, 0,28 contro 0,25, e un prezzo che differisce di sette volte. All'estremo opposto, il motore pesa 0,05 e costa più della scheda.

Le schede elettroniche meritano una riga a parte, perché sono 648 codici sui 875 del listino e perché la differenza interna è ampia: i moduli di potenza hanno un prezzo mediano di 178,80 euro, i moduli di comando di 104,27 euro, e il più caro del listino arriva a 226,30 euro.

Per dare una misura concreta: la Bosch WQB245B0IT si trova oggi a 916,71 euro. Un modulo di potenza al prezzo massimo del listino vale il 24,7 per cento della macchina, uno al prezzo mediano il 12,6 per cento. E sono prezzi al netto delle imposte e della manodopera: con IVA e intervento di un tecnico la soglia oltre la quale conviene sostituire invece di riparare si avvicina parecchio.

È per questo che la classe di riparabilità va letta per quello che è: dice quanto è facile arrivarci, non quanto costa una volta arrivati. Sono due informazioni diverse ed entrambe necessarie. La prima ora è in etichetta, la seconda sta nel listino ricambi, che il costruttore deve pubblicare e che quasi nessuno apre.

Le macchine che si comprano oggi in Italia

Dalla teoria alla pratica. Abbiamo preso il catalogo asciugatrici di OpportunityCommerce, isolato le 43 asciugabiancheria vere (escludendo kit di congiunzione, ripiani e accessori) e incrociato i codici modello con il registro EPREL. Trentatré si abbinano a una registrazione; dodici hanno già un indice dichiarato. Prezzi rilevati l'11 ottobre 2026.

ModelloPrezzoClasse energeticaClasse di riparabilitàIndiceSDD
Hisense DHQE900UWDC457,00 €DA9,809,55
Hisense DH7S107BW900,00 €CA9,809,55
Asko T 108 HW914,09 €CA10,0010,00
Asko T 308 HCW1.097,09 €CA10,0010,00
Asko T 309 HCW1.280,09 €CA10,0010,00
Asko T 509 HRW1.463,09 €BA10,0010,00
Asko T 709 HUW1.829,09 €BA10,0010,00
Asko T 711 HUXLW2.195,09 €CA10,0010,00

Il tabellone dice una cosa netta: la riparabilità non è una funzione premium. Nel campione la macchina meno cara, una Hisense da 457 euro, e la più cara, una Asko da 2.195 euro, dichiarano entrambe la classe A, e la differenza di indice fra le due è di due decimi. Fra le dieci Asko, che vanno da 914 a 2.195 euro, l'indice è identico in tutte e dieci: 10,00 con tutti e quattro i punteggi al massimo. È una scelta di piattaforma, non di fascia.

Specularmente, l'indice e la classe energetica non si muovono insieme. La Hisense da 457 euro è in classe energetica D e in riparabilità A; la Asko T 711 HUXLW da 2.195 euro è in classe energetica C e riparabilità A. Sull'intero registro la cosa è ancora più evidente: fra i modelli dichiaranti, 151 sono in classe energetica A e tutti e 151 in riparabilità A, ma anche 426 modelli in classe energetica D risultano in riparabilità A. Non c'è alcun legame fra quanto consuma un'asciugatrice e quanto è facile ripararla, ed è esattamente il motivo per cui serviva un secondo indicatore.

Chi vuole confrontare prezzi e disponibilità su più venditori può confrontare le offerte di asciugatrici a pompa di calore su SniffaPrezzi, dove al momento risultano quindici offerte con un intervallo di catalogo fra 536 e 2.195 euro.

Bosch e Siemens: stesso indice, due marchi

Il caso BSH merita un paragrafo perché è il più istruttivo dell'intera transizione, e perché riguarda i modelli più diffusi nei negozi italiani.

Il gruppo ha riemesso le schede informative UE delle proprie asciugabiancheria il 21 settembre 2026, aggiungendo il blocco "Informazioni sulla riparabilità". Abbiamo riscaricato sette di queste schede l'11 ottobre 2026 e decodificate una per una:

ModelloMarchio in schedaClasse energeticaClasse rip.IndiceSDDSFSTSRI
WTH8521EII (Serie 4)BoschDA9,689,709,1610,0010,00
WTH83208II (Serie 4)BoschEA9,619,559,1610,0010,00
WQB245B0IT (Serie 8)BoschCA9,439,189,1110,0010,00
WQG245D0ITBoschCA9,439,189,1110,0010,00
WQ45G2C0ITSiemensCA9,439,189,1110,0010,00
WQB246D0ITBoschC-campo vuoto----
WQG233D0ITBoschC-campo vuoto----

Tre osservazioni, tutte verificabili aprendo i PDF linkati in fondo.

Primo: Bosch e Siemens dichiarano lo stesso identico indice. La Bosch WQB245B0IT, la Bosch WQG245D0IT e la Siemens WQ45G2C0IT hanno 9,43 e gli stessi quattro punteggi parziali, oltre agli stessi dati energetici. Tre codici, due marchi, una sola piattaforma meccanica. È la conferma più diretta di quanto avevamo scritto nel confronto fra i due marchi: sotto la targhetta spesso c'è la stessa macchina, e ora c'è un numero in più a dimostrarlo.

Secondo: la Serie 4 economica è più riparabile della Serie 8. La WTH83208II costa 536,23 euro e dichiara 9,61; la WQB245B0IT a 916,71 euro dichiara 9,43. La differenza sta tutta nel punteggio di smontaggio, 9,55 contro 9,18: la macchina più semplice si apre più in fretta. Pagare 380 euro in più porta due classi energetiche di vantaggio, E contro C, e diciotto centesimi di indice in meno.

Terzo: due schede su sette hanno il blocco ma non i numeri. Nelle schede della WQB246D0IT e della WQG233D0IT la tabella "Informazioni sulla riparabilità" è presente con tutte le sue righe, e le celle dei valori sono vuote. Sono anche i due modelli con i dati energetici migliori del gruppo, indice di efficienza 52,0 e 57,0 contro i 60,0 degli altri. Non sappiamo perché manchino, e non ci sentiamo di attribuire un'intenzione: la lettura prudente è che la riemissione delle schede sia ancora in corso.

Resta il disallineamento principale: nessuno di questi sette modelli ha l'indice nel registro EPREL, dove i 624 modelli BSH risultano tutti senza. Il dato esiste nel PDF del costruttore e non nella banca dati pubblica europea. Chi cerca l'informazione nel posto istituzionale non la trova; chi apre il PDF sul sito Bosch sì.

Dove si legge oggi questo dato

Qui arriva la conclusione più pratica di tutto l'approfondimento, e anche la più scomoda. Abbiamo aperto le pagine pubbliche di EPREL di otto modelli: sei scelti fra quelli che nel registro hanno l'indice, di marchi diversi, e due che non ce l'hanno. Su tutte e otto la sezione "Repairability information" non compare. La pagina mostra classe energetica, consumo, condensazione, rumore, standby, gas refrigerante e i link ai ricambi. Della riparabilità, nulla.

Il dato quindi esiste in tre posti con tre livelli di accessibilità diversi:

  • Scheda informativa PDF del costruttore: è il posto dove oggi si trova davvero. Su Bosch, per esempio, all'indirizzo media3.bosch-home.com/Documents/eudatasheet/it-IT/ seguito dal codice del modello.

  • Banca dati EPREL, parte interna: il dato è registrato per 1.708 modelli, ma la scheda pubblica non lo mostra ancora.

  • Etichetta energetica in negozio: arriverà dal 1 gennaio 2027, e solo sui modelli immessi sul mercato da quella data in avanti.

Vale la pena sapere che per ora questo dato riguarda solo le asciugabiancheria. Nel dizionario dei campi del registro europeo, la classe di riparabilità esiste per due soli gruppi di prodotti: le asciugabiancheria del regolamento 2023/2534 e gli smartphone e tablet. Per lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e forni il campo non esiste, e infatti nelle schede informative UE di quei prodotti il blocco non compare: le sei schede di lavatrici e lavasciuga Bosch che abbiamo decodificato si fermano ai parametri energetici. Chi cerca lo stesso numero su una lavatrice, oggi, non lo trova da nessuna parte.

Per ora, se volete verificare la riparabilità di un modello, la strada che funziona è una sola: cercare la scheda informativa UE di quel preciso codice sul sito del costruttore e aprire l'ultima pagina. È lo stesso PDF da cui si leggono consumo, rumorosità e durata del programma, e da cui partono tutte le nostre analisi.

Le date che contano

DataCosa succede
20 novembre 2025Il regolamento 2025/1353 è pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea
24 novembre 2025Entra in vigore. Da questo giorno i fornitori possono inserire volontariamente le informazioni sulla riparabilità nella banca dati e in etichetta
21 settembre 2026BSH riemette le schede informative delle proprie asciugabiancheria con il blocco riparabilità
31 dicembre 2026Ultimo giorno in cui vale la scheda informativa nella versione senza riparabilità
1 gennaio 2027Diventa obbligatorio: ogni asciugabiancheria immessa sul mercato deve avere etichetta e scheda con la classe di riparabilità
dopo il 2027I distributori possono continuare a vendere senza limiti di tempo gli apparecchi immessi sul mercato prima, con l'etichetta priva di indice

Quest'ultima riga è la più rilevante per chi comprerà nel 2027. Niente riscalaggio significa niente sostituzione forzata delle etichette: in negozio troverete per anni macchine con il pittogramma e macchine senza, e l'assenza non sarà un segnale negativo. Sarà solo la data di immissione sul mercato.

Errori da evitare

Leggere la classe di riparabilità come un voto di affidabilità. Non lo è. Una macchina può essere facilissima da smontare e guastarsi spesso, o viceversa. L'indice misura l'accesso ai pezzi, non la probabilità che si rompano.

Confrontare la A di riparabilità con la A di energia. Sono scale diverse e popolate in modo diverso. Nell'energia la classe A sulle asciugabiancheria resta rara: 292 modelli su 6.077, il 4,8 per cento, contro il 35,6 per cento che sta in C. Nella riparabilità la A è la norma: 1.674 su 1.708 dichiaranti. Una A energetica è un'informazione; una A di riparabilità, oggi, è quasi un prerequisito.

Dare per scontato che senza indice il prodotto sia peggiore. Fino al 31 dicembre 2026 dichiararlo è volontario. Il 72 per cento del registro non l'ha ancora fatto, e dentro quel 72 per cento c'è anche chi ha già calcolato l'indice e lo pubblica solo sul proprio PDF.

Fermarsi alla lettera senza guardare i quattro punteggi. Due macchine entrambe in classe A possono avere 9,05 e 10,00. La scheda informativa riporta tutti e quattro i punteggi parziali, ed è lì che si vede se il modello è davvero ben progettato o se sta appena sopra la soglia.

Ignorare il listino ricambi. È pubblicato per obbligo, è linkato dalla scheda, e contiene l'informazione che l'indice non dà: quanto costa il pezzo. Su una macchina da 900 euro, un modulo di potenza da 200 euro cambia completamente il calcolo fra riparare e sostituire.

Rimandare l'acquisto per aspettare l'etichetta nuova. Non ha senso: il dato c'è già oggi sulla scheda informativa di molti modelli, e un'asciugatrice comprata nel 2026 ha la stessa riparabilità della stessa asciugatrice comprata nel 2027 con un pittogramma in più.

La valutazione Portos

La classe di riparabilità è una buona notizia scritta con una scala che nasce già stretta. Il metodo è serio: non è un'autovalutazione generica, è un calcolo con coefficienti fissati, parti prioritarie definite e punteggi a gradini. Che la formula del regolamento riproduca l'indice dichiarato sul 95,14 per cento dei modelli lo dimostra.

Il limite è che la soglia della classe A, fissata a R maggiore di 9,00, lascia fuori oggi soltanto il 2 per cento del campione. Per fare un confronto, la classe A energetica sulle stesse macchine riguarda il 4,8 per cento del registro: la stessa lettera, su due scale, individua una volta l'eccellenza e l'altra volta la normalità. Finché resterà così, l'informazione utile non sarà la lettera ma l'indice con due decimali, che varia da 9,01 a 10,00 fra modelli tutti nominalmente in classe A.

Il secondo limite è quello che il regolamento stesso ammette: senza la pompa di calore fra le parti prioritarie, l'indice non copre il gruppo più costoso del 90,9 per cento delle macchine registrate. Il riesame dovrà occuparsene, e quando lo farà la graduatoria attuale potrebbe cambiare parecchio.

Come usarla, in pratica. Oggi la classe di riparabilità è un filtro negativo: se un modello dichiara B o C, guardate i quattro punteggi e capite subito dove sta il problema, quasi sempre nello smontaggio. Se dichiara A, passate all'indice: sopra 9,60 siete nella parte buona della distribuzione, fra 9,00 e 9,10 siete appena sopra la soglia insieme a 305 altri modelli. E in entrambi i casi, prima di decidere, aprite il listino ricambi: è lì che si capisce se fra cinque anni quella macchina si riparerà davvero o si butterà.

Se state scegliendo adesso, il percorso completo resta quello di sempre: la guida alla scelta dell'asciugatrice per capacità e tempi, il confronto fra pompa di calore e condensazione per la tecnologia, e il conto di quanto costa usarla in un anno. La riparabilità è il tassello che mancava e che da gennaio 2027 troverete accanto agli altri.

Domande frequenti

Le risposte sintetiche alle domande più comuni su questo cambiamento sono raccolte qui sotto.

Fonti

Approfondimenti Portos

Domande frequenti

Dal 1 gennaio 2027, per ogni asciugabiancheria per uso domestico immessa sul mercato da quella data in avanti. Lo stabilisce il regolamento delegato (UE) 2025/1353, in vigore dal 24 novembre 2025. Dal 24 novembre 2025 i fornitori possono già dichiararla volontariamente, e una parte lo sta facendo: nel registro europeo 1.708 modelli su 6.077 riportano l'indice. Attenzione a una conseguenza pratica: non essendoci riscalaggio dell'etichetta, i distributori potranno continuare a vendere senza limiti di tempo gli apparecchi immessi sul mercato prima del 2027, con l'etichetta priva di indice. Nei negozi le due etichette convivranno per anni.
Misura quanto è facile arrivare a otto pezzi considerati critici e sostituirli: pompa dell'acqua, cuscinetto e cinghia del cestello, oblò, motore, scheda principale, ventola e condensatore del motore. L'indice nasce da quattro punteggi combinati con la formula R = 0,450 per la profondità di smontaggio, più 0,225 per il tipo di elementi di fissaggio, più 0,225 per il tipo di attrezzi, più 0,100 per le informazioni di riparazione. Non misura quanto costano i ricambi, non misura la probabilità che l'apparecchio si guasti e non considera la pompa di calore, che il regolamento stesso indica come punto da riesaminare.
Nella scheda informativa UE di quel preciso codice, il PDF che il costruttore è tenuto a pubblicare: il blocco si intitola «Informazioni sulla riparabilità» e riporta classe, indice e i quattro punteggi parziali. Su Bosch e Siemens, per esempio, le schede delle asciugabiancheria sono state riemesse il 21 settembre 2026 con quel blocco. Sulla pagina pubblica del registro EPREL, invece, il dato non compare ancora: lo abbiamo verificato su otto modelli, sei dei quali hanno l'indice registrato, e in nessun caso la sezione era visibile.
No, e conviene non confondere le due cose. L'indice valuta l'accesso ai pezzi, non l'affidabilità: una macchina può essere facilissima da aprire e guastarsi spesso, o il contrario. In più la classe A è oggi molto affollata: su 1.708 modelli che hanno dichiarato, 1.674 sono in A, cioè il 98 per cento, e nessuno è in D o E. L'informazione che distingue davvero è l'indice con due decimali, che fra i modelli in classe A va da poco sopra 9,00 fino a 10,00. Prima di decidere vale la pena guardare anche il listino dei ricambi: la scheda informativa lo linka per obbligo.
Per ora no. Nel dizionario dei campi del registro europeo la classe di riparabilità esiste per due soli gruppi di prodotti: le asciugabiancheria del regolamento 2023/2534 e gli smartphone e tablet. Per lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, forni e piani cottura il campo non esiste, e il blocco non compare nelle rispettive schede informative UE: le sei schede di lavatrici e lavasciuga che abbiamo decodificato si fermano ai parametri energetici. È ragionevole attendersi un'estensione ad altri gruppi, ma a oggi non è stata adottata.

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