Dal 1º luglio 2025 l'etichetta delle asciugabiancheria è riscalata da A a G, e la classe A oggi è di fatto vuota: otto modelli a pompa di calore letti nelle schede ufficiali si fermano fra C ed E. Qui trovi i dati dichiarati di consumo, durata e rumore, la regola per scegliere la capacità giusta e il conto in euro di quello che separa una classe dall'altra.
Se stai guardando le asciugatrici adesso, la prima cosa da sapere è che il metro di giudizio è cambiato da poco. Dal 1º luglio 2025 l'etichetta energetica delle asciugabiancheria domestiche è quella riscalata da A a G: le vecchie classi A+, A++ e A+++ non esistono più, e un modello che fino a ieri veniva venduto come A+++ oggi si presenta in vetrina con una C o una D.
Non è un declassamento della qualità, è un cambio di righello. Ma ha una conseguenza pratica immediata: cercare la classe A su un'asciugatrice, nel 2026, significa quasi sempre non comprare niente. Abbiamo letto le schede informative ufficiali di otto modelli realmente in commercio, quelle che i produttori sono obbligati a pubblicare ai sensi del Regolamento delegato (UE) 2023/2534: la migliore si ferma a C.
Questa guida parte da quei dati e non dalle brochure. Vediamo che cosa conta davvero quando scegli: quanta capacità serve, quanto costa la classe in bolletta, quanto tempo ti chiede un ciclo, quanto fa rumore e quali centimetri devi misurare prima di ordinare.
La risposta breve
Per una famiglia di tre o quattro persone la scelta ragionevole oggi è un modello a pompa di calore da 8 o 9 kg in classe C. La capacità va allineata a quella della lavatrice, non maggiorata per sicurezza: nelle gamme attuali passare da 8 a 9 kg non cambia di un centimetro l'ingombro, quindi la domanda giusta non è quanto spazio hai, ma quanto bucato fai per volta.
La classe energetica è la leva che pesa davvero: tra il modello migliore e il peggiore fra quelli che abbiamo analizzato, a parità di marca e di dimensioni esterne, il consumo per ciclo passa da 0,95 a 1,32 kWh. Sono quasi venti euro l'anno di differenza per un uso normale, cioè intorno a duecento euro nell'arco di vita dell'apparecchio.
C'è però un prezzo da pagare, e nessuno lo scrive in vetrina: il modello più efficiente è anche il più lento. Sempre nei dati ufficiali, quello che consuma meno impiega 4 ore e 20 minuti per un carico pieno, contro le 2 ore e 45 di un modello che consuma appena il 2% in più. Se hai bisogno del bucato in giornata, quel dato conta quanto la classe.
In breve: cosa trovi in questa guida
Che cosa è cambiato sull'etichetta
Le asciugabiancheria sono state fra le ultime famiglie di elettrodomestici a passare alla scala unica da A a G. Il Regolamento delegato (UE) 2023/2534 ha sostituito il vecchio regolamento del 2012: la nuova etichetta è comparsa sui prodotti dal 1º marzo 2025 e dal 1º luglio 2025 è l'unica ammessa in vendita. In parallelo il Regolamento (UE) 2023/2533 ha rifatto le regole di progettazione ecocompatibile, fissando requisiti minimi obbligatori e imponendo ai produttori di dichiarare informazioni su ricambi e riparazioni.
Tre conseguenze pratiche.
Tutti i valori si riferiscono al programma eco. Consumo, durata, rumore ed efficienza di condensazione sono misurati su quel programma e non sui cicli rapidi. Se usi sempre il ciclo veloce, i numeri dell'etichetta non descrivono la tua bolletta.
Il consumo è dichiarato per ciclo nella scheda informativa e per 100 cicli sull'etichetta. Sono la stessa cosa scritta in due modi, basta spostare la virgola.
La classe A è di fatto vuota. Il riscalaggio è stato costruito apposta per lasciare spazio ai prodotti che verranno. Se aspetti la A, aspetti anni.
Se vuoi il quadro completo della scala e dei simboli, l'abbiamo ricostruito in come leggere l'etichetta energetica.
Le classi di oggi e dove si fermano i modelli in vendita
La classe deriva da un numero chiamato indice di efficienza energetica, abbreviato in IEE: più è basso, meglio è. Queste sono le soglie della nuova scala.
| Classe | Indice di efficienza energetica (IEE) |
|---|---|
| A | fino a 43 |
| B | oltre 43 e fino a 50 |
| C | oltre 50 e fino a 60 |
| D | oltre 60 e fino a 70 |
| E | oltre 70 e fino a 85 |
| F | oltre 85 e fino a 100 |
| G | oltre 100 |
Abbiamo messo alla prova questa tabella invece di copiarla: gli otto modelli analizzati dichiarano IEE pari a 52,0, 57,0, 60,0 (tre volte), 70,0 (due volte) e 78,0, e le classi stampate sulle rispettive schede ufficiali sono C, C, C, C, C, D, D ed E. Ogni valore cade esattamente nella fascia prevista, compresi i due casi al limite superiore. Il riscontro incrociato regge.
Il dato che colpisce è un altro: otto asciugatrici a pompa di calore di un produttore premium e nemmeno una arriva in B. La parte alta della scala oggi è deserta, e la parte bassa lo è per ragioni opposte, perché il regolamento ecodesign tiene fuori dal mercato i modelli peggiori. In pratica la scelta reale si gioca fra C, D ed E.
Otto modelli reali, dati alla mano
Sono tutte asciugatrici a pompa di calore a libera installazione dello stesso produttore, prese per avere un confronto pulito: stessa casa, stesse dimensioni esterne, stesso refrigerante. I valori vengono dalle schede informative di prodotto pubblicate ai sensi del Regolamento delegato (UE) 2023/2534, non da schede di vendita. Portos non ha provato fisicamente questi apparecchi: quella che segue è un'analisi dei dati dichiarati.
| Modello | kg | IEE | Classe | kWh per ciclo | Durata carico pieno | Durata mezzo carico | Rumore |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| WQB246D0IT | 9,0 | 52,0 | C | 0,95 | 4:20 | 2:36 | 57 dB(A), classe A |
| WQG233D0IT | 8,0 | 57,0 | C | 0,97 | 2:45 | 1:48 | 64 dB(A), classe B |
| WQG235C0IT | 8,0 | 60,0 | C | 1,02 | 2:59 | 1:59 | 61 dB(A), classe B |
| WQG243D6IT | 9,0 | 60,0 | C | 1,10 | 3:00 | 1:52 | 63 dB(A), classe B |
| WQG245D0IT | 9,0 | 60,0 | C | 1,10 | 3:15 | 2:05 | 61 dB(A), classe B |
| WTH8521EII | 8,0 | 70,0 | D | 1,19 | 3:25 | 2:05 | 62 dB(A), classe B |
| WQG24200IT | 9,0 | 70,0 | D | 1,28 | 3:50 | 2:12 | 62 dB(A), classe B |
| WQG23100IT | 8,0 | 78,0 | E | 1,32 | 3:31 | 2:15 | 64 dB(A), classe B |
Un dettaglio che sorprende chi legge le schede per la prima volta: alla voce tecnologia tutte e otto risultano a condensazione. Non è un errore e non è marketing al contrario. La pompa di calore è un modo di condensare l'umidità, quindi rientra in quella categoria; l'unico campo della scheda che rivela la pompa di calore è quello del gas refrigerante, che in questi modelli è R290, cioè propano. Se cerchi la dicitura pompa di calore sull'etichetta energetica, non la troverai.

Gli otto modelli ordinati per efficienza: il consumo scende, ma il tempo non segue la stessa curva.
Il triangolo consumo, tempo e rumore
La tabella qui sopra contiene il vero ragionamento d'acquisto, e non è quello che ci si aspetta.
Il consumo scende e il tempo sale. Il modello più efficiente del gruppo, con IEE 52,0, chiude il programma eco in 4 ore e 20 minuti. Il secondo, con IEE 57,0, consuma 0,02 kWh in più per ciclo e finisce in 2 ore e 45. Tradotto: 95 minuti in più per risparmiare l'equivalente di sei millesimi di euro a ciclo. È una scelta legittima, ma va fatta sapendo che cosa si compra.
Il rumore non segue la classe. Sette modelli su otto stanno in classe B di emissione sonora, fra 61 e 64 dB(A). Solo il più efficiente scende a 57 dB(A) e conquista la classe A. Se l'asciugatrice va in cucina, in corridoio o dentro un bagno attiguo a una camera, sette decibel sono una differenza che senti, perché la scala è logaritmica e quel salto corrisponde a una percezione di circa metà del rumore.
La capacità non è la leva del consumo, la classe sì. Se dividiamo il consumo per i chili di carico, i modelli in classe C stanno fra 0,106 e 0,128 kWh per chilo, quello in classe E arriva a 0,165. Cioè: un 9 kg efficiente lavora ogni chilo di bucato spendendo un terzo in meno di un 8 kg in classe E. Comprare più piccolo per consumare meno non funziona.
Quanta capacità serve davvero
La capacità nominale di un'asciugatrice si riferisce al cotone asciutto, esattamente come quella della lavatrice. È il motivo per cui la regola pratica è semplice: stessa capacità della lavatrice, o al massimo un chilo in più. Se lavi 8 kg per volta e asciughi 7, ogni carico diventa due cicli.
Nei modelli analizzati passare da 8 a 9 kg non costa spazio: le dimensioni esterne sono identiche, 84,2 cm di altezza per 59,8 di larghezza per 61,3 di profondità, su tutta la gamma. Cambia il cestello, non la scocca. Il chilo in più, quando i due modelli hanno la stessa classe, è quasi sempre denaro speso bene.
Due avvertenze che il numero grande sulla vetrina non racconta:
I programmi delicati hanno una capacità massima inferiore a quella nominale, indicata sul libretto. Un'asciugatrice da 9 kg non asciuga 9 kg di sintetici.
Riempire fino all'orlo allunga il ciclo e peggiora il risultato. Il cestello deve poter far ricadere i capi: se il bucato resta compattato, l'aria non passa e i sensori faticano a capire quando è finita.
Se il dubbio è a monte, sulla lavatrice, il ragionamento sulla taglia lo abbiamo svolto in lavatrice da 8, 9 o 10 kg e nella guida alla scelta della lavatrice.
Quale tecnologia scegliere
Le tecnologie in commercio sono tre: a evacuazione d'aria, a condensazione con resistenza elettrica e a condensazione con pompa di calore. La prima espelle l'aria umida all'esterno e richiede un foro nel muro; la seconda scalda con una resistenza e condensa l'umidità; la terza recupera calore dall'aria in uscita e per questo consuma molto meno, lavorando a temperature più basse e trattando meglio i tessuti.
Per chi compra oggi, la pompa di calore è lo standard di fatto nella fascia media e alta, e lo si vede proprio dalla scala: senza recupero di calore è molto difficile restare nelle classi alte della nuova etichetta. Le versioni a resistenza mantengono senso quando il budget iniziale è il vincolo principale e l'uso è occasionale.
Il confronto vero, con pro, contro e scenari, lo abbiamo già svolto per esteso in asciugatrice a pompa di calore o a condensazione. Qui ci interessa un punto che in quell'articolo restava sullo sfondo: una volta scelta la pompa di calore, il lavoro non è finito, perché dentro quella stessa tecnologia le differenze di consumo arrivano al 39%.
Efficienza di condensazione, il dato che quasi nessuno guarda
Accanto alla classe energetica, l'etichetta riporta una seconda classe da A a G: l'efficienza di condensazione. Dice quale percentuale dell'umidità estratta dai panni finisce nella tanica invece che nell'aria della stanza. Nei modelli analizzati va dall'85% (classe C) al 91% (classe B).
Sembra un dettaglio, finché non lo si traduce. Prendiamo un carico che al termine della centrifuga trattiene quattro litri d'acqua, un ordine di grandezza realistico per un pieno di cotone. Con un modello al 91% finiscono in ambiente circa 360 grammi d'acqua; con uno all'85%, circa 600. Ogni ciclo. Su centosessanta cicli l'anno la differenza è di quasi quaranta litri d'acqua rilasciati in più dentro casa.
È il motivo per cui un'asciugatrice in un ripostiglio cieco o in un bagno senza finestra può creare condensa sui muri. Se il locale è piccolo e poco ventilato, l'efficienza di condensazione conta più di mezza classe energetica.
Spazio e installazione: i centimetri che contano
La larghezza standard è 60 cm e non riserva sorprese. I due numeri che fanno saltare le consegne sono altri.
La profondità. Nei modelli analizzati è 61,3 cm, a cui vanno aggiunti il tubo, la spina e lo spazio di respiro sul retro. Un vano progettato per una lavatrice sottile non la accoglie.
L'apertura della porta. L'oblò di un'asciugatrice è grande e si apre in avanti, spesso di lato. Misura lo spazio libero davanti e verifica il verso di apertura prima di ordinare, non dopo.
Sulla colonna, cioè asciugatrice sopra la lavatrice, una precisazione che evita danni: non basta appoggiarla. Serve il kit di sovrapposizione del produttore, che vincola le due scocche e assorbe le vibrazioni della centrifuga. Senza kit, prima o poi l'asciugatrice cammina.
Un'ultima cosa, banale solo in apparenza: il locale deve avere un ricambio d'aria. Anche una pompa di calore, che non espelle aria calda all'esterno, riscalda leggermente l'ambiente e vi rilascia la quota di umidità non condensata.
Tanica o scarico diretto
L'acqua condensata finisce in un serbatoio estraibile, che va svuotato a ogni ciclo o quasi. Quasi tutte le asciugatrici a condensazione, però, permettono di collegare un tubo allo scarico del lavello o della lavatrice, e a quel punto il serbatoio non lo tocchi più.
Se hai uno scarico a portata, è la prima modifica da fare: costa pochi euro di tubo e toglie l'unico gesto obbligatorio della giornata. Se lo scarico non c'è, tieni presente che dimenticarsi il serbatoio pieno significa trovare il ciclo interrotto a metà, con i panni ancora umidi.
L'acqua di condensa, va detto, è acqua distillata: molti la riusano per il ferro da stiro. È una piccola comodità reale, non un argomento di vendita.
Sensori di umidità e programmi
La differenza pratica più grande fra un'asciugatrice economica e una di fascia media non è la classe: è come decide quando fermarsi.
I modelli a tempo asciugano per i minuti che imposti, punto. I modelli a sensori misurano l'umidità residua nel cestello e si fermano al raggiungimento del grado richiesto, che tu hai scelto scegliendo fra asciutto da stirare, asciutto da armadio o extra asciutto. Il vantaggio è doppio: non sprechi energia continuando ad asciugare roba già asciutta e non cuoci i tessuti.
Sui programmi, il consiglio è di guardarne pochi e giusti. Lana e delicati con cestello a movimento alternato, un ciclo rapido per le emergenze, un programma per la biancheria voluminosa come i piumini. Le decine di cicli specializzati che riempiono le schede prodotto, nella vita reale, restano quasi sempre inutilizzate.
Ricorda che tutti i dati di etichetta valgono per il programma eco. Il ciclo rapido asciuga in meno tempo perché alza la temperatura e ventila di più: consuma sensibilmente di più e stressa i capi.
Rumore: dove la metti conta più di quanto pensi
Fra i modelli analizzati il rumore dichiarato va da 57 a 64 dB(A). Sono valori normali per un elettrodomestico rotante, e su carta sembrano vicini. In casa non lo sono.
La regola da tenere a mente è che la scala dei decibel è logaritmica: tre decibel in meno corrispondono a metà della potenza sonora, e circa dieci decibel a una sensazione di rumore dimezzata. Un modello a 57 dB(A) e uno a 64 dB(A) non sono la stessa macchina, soprattutto se il ciclo dura quattro ore e parte la sera.
Se l'asciugatrice sta in garage o in un ripostiglio lontano, il dato è secondario e non vale un sovrapprezzo. Se sta in cucina open space o in bagno, è uno dei tre parametri principali insieme a classe e capacità.
Quanto costa usarla in un anno
Facciamo il conto su un uso realistico: 160 cicli all'anno, cioè poco più di tre alla settimana. Il consumo è quello dichiarato per il programma eco a pieno carico. Diamo due colonne di prezzo perché il prezzo dell'energia non è uno solo: 0,25 euro al kWh, la convenzione che usiamo negli altri articoli Portos per confrontare fra loro gli apparecchi, e 0,3163 euro al kWh, il valore di riferimento fissato da ARERA per i clienti in tutela dal 1º luglio 2026.
| Classe e consumo | kWh all'anno | Costo a 0,25 euro/kWh | Costo a 0,3163 euro/kWh |
|---|---|---|---|
| C, 0,95 kWh per ciclo | 152 | 38,00 euro | 48,08 euro |
| C, 1,10 kWh per ciclo | 176 | 44,00 euro | 55,67 euro |
| D, 1,28 kWh per ciclo | 205 | 51,20 euro | 64,78 euro |
| E, 1,32 kWh per ciclo | 211 | 52,80 euro | 66,80 euro |
Fra la migliore classe C e la classe E ballano quindi da 15 a 19 euro l'anno. Su dieci anni di vita sono 150-190 euro: una cifra che ripaga un sovrapprezzo di quel livello, ma non uno molto più alto. È il conto che ti permette di capire, davanti a due cartellini, se la differenza di prezzo ha senso o no.
Due voci minori, per completezza e per chiuderle. Il modo spento dichiarato è fra 0,30 e 0,50 W: anche lasciandola alla presa tutto l'anno si parla di pochi euro. L'avvio ritardato, invece, assorbe 4 W: programmare dodici ore di attesa aggiunge circa 48 wattora, cioè il 5% del consumo di un ciclo intero. Poco, ma non zero, e vale la pena saperlo se lo usi ogni volta.
Per il conto complessivo della lavanderia, il pezzo gemello sui consumi di lavaggio è quanto consuma una lavatrice.
Mezzo carico: i numeri dicono un'altra cosa
L'etichetta dichiara la durata del programma eco sia a carico pieno sia a mezzo carico, e il confronto è istruttivo. Nei modelli analizzati il mezzo carico impiega fra il 57% e il 67% del tempo del carico pieno, mai la metà.
Esempio concreto. Un modello che chiude un pieno in 2 ore e 45 impiega 1 ora e 48 per mezzo carico: due mezzi carichi fanno 3 ore e 36, cioè 51 minuti in più dello stesso bucato asciugato in una volta sola. E il discorso vale anche per l'energia, perché in ogni ciclo una quota va nel portare a regime la macchina e non nell'asciugare i panni.
Da qui una regola operativa: riempi il cestello, senza comprimerlo. Il carico a metà non è più delicato né più economico, è semplicemente meno efficiente.
Manutenzione: filtri, condensatore, tanica
L'asciugatrice è l'elettrodomestico che perde prestazioni più in fretta se trascurata, perché tutto il suo lavoro dipende dal passaggio dell'aria. Tre gesti coprono il 90% del problema.
Il filtro lanugine, a ogni ciclo. Sta nell'oblò o appena sotto. Un velo di lanugine che sembra innocuo riduce la portata d'aria e allunga i cicli: è la causa numero uno del classico non asciuga più come prima.
Il secondo filtro, ogni poche settimane. Sotto lo sportello in basso, protegge lo scambiatore. Va sciacquato sotto l'acqua e rimontato solo quando è perfettamente asciutto.
Lo scambiatore o condensatore. Nei modelli a resistenza è estraibile e va lavato periodicamente. Nelle pompe di calore è spesso dichiarato autopulente e non va smontato: in quel caso l'unica cura è tenere puliti i filtri a monte.
Aggiungi lo svuotamento della tanica, se non hai collegato lo scarico, e un controllo della guarnizione dell'oblò ogni tanto. È tutto. Chi tiene questo ritmo vede cicli che restano della durata di quando la macchina era nuova, chi non lo fa si ritrova con tempi cresciuti del 30% e dà la colpa all'elettrodomestico.
Perché una lavasciuga non è un'asciugatrice
La tentazione è forte quando lo spazio manca: un solo apparecchio che lava e asciuga, lo stesso ingombro della lavatrice. Funziona, ma con un compromesso strutturale che va conosciuto prima e non dopo.
La capacità di asciugatura di una lavasciuga è sempre inferiore a quella di lavaggio. Significa che un carico lavato al massimo non può essere asciugato tutto insieme: a fine lavaggio devi aprire, togliere una parte del bucato e far ripartire il ciclo di asciugatura sul resto. Se l'idea era proprio non pensarci, il beneficio si dimezza.
La lavasciuga ha senso quando l'asciugatura è saltuaria e lo spazio è davvero l'unico vincolo. Se asciughi tre volte a settimana, due apparecchi in colonna costano meno da usare e durano di più.
Ricambi, riparazione e garanzia
È l'aspetto meno raccontato della normativa nuova e forse il più utile nel lungo periodo. Le schede informative dei modelli analizzati riportano, come richiesto dal regolamento, il link alle informazioni sulla disponibilità dei ricambi per riparatori professionisti e utenti finali, il link alle istruzioni di riparazione e il link ai prezzi indicativi dei ricambi al netto delle imposte. Tutti dichiarano una garanzia minima di 24 mesi.
Prima di comprare vale la pena aprire quei link. Un'asciugatrice è una macchina con parti mobili, filtri e un circuito frigorifero: la domanda vera non è se si romperà, ma quanto costerà rimetterla in funzione fra sei anni. Un produttore che pubblica listini ricambi consultabili è già un'informazione.
Il refrigerante dichiarato in questi modelli, R290, è propano: un gas naturale a basso impatto climatico, in sostituzione dei vecchi gas fluorurati. Si usa in quantità molto piccole ed è la ragione per cui in libretto trovi indicazioni sul volume minimo del locale.
Errori da evitare
Cercare la classe A. Oggi non c'è. La domanda giusta è quanto si sta pagando per passare da E a C.
Confrontare il consumo di un 8 kg con quello di un 9 kg. Vanno rapportati al carico: un numero più basso su un cestello più piccolo non è un vantaggio.
Dimenticare la durata. Quattro ore e venti sono un vincolo di vita quotidiana, non un dettaglio tecnico.
Misurare solo la larghezza. Sono la profondità e l'apertura dell'oblò a rendere impossibile l'installazione.
Sovrapporla senza kit. Il risparmio di un accessorio si paga con vibrazioni, rumore e, nei casi peggiori, con una caduta.
Usare sempre il ciclo rapido. Consuma di più dei valori dichiarati e stressa i tessuti. Il programma eco lungo non è un ripiego: è quello su cui l'apparecchio è stato progettato.
Ignorare il filtro. È l'unica manutenzione davvero obbligatoria e serve trenta secondi.
Sceglierla in base al numero di programmi. Contano i sensori di umidità, non la lunghezza dell'elenco.
La scelta Portos
Se dovessimo ridurre tutto a una sequenza di tre decisioni, sarebbe questa.
Primo, la capacità, allineata alla lavatrice. È l'unico parametro che non si recupera dopo: una macchina troppo piccola raddoppia i cicli per sempre.
Secondo, la classe, scegliendo la C se il prezzo aggiuntivo rispetto alla D o alla E sta sotto i due o trecento euro. I conti fatti sopra dicono che, con un uso normale, quel delta rientra nell'arco di vita dell'apparecchio; oltre quella soglia non rientra e la D diventa una scelta razionale.
Terzo, il vincolo personale, che è diverso per ognuno. Se il problema è il tempo, guarda la durata del programma eco prima della classe e accetta di pagare qualche euro l'anno in più. Se il problema è il rumore o la stanza è piccola e cieca, guarda la classe di emissione sonora e l'efficienza di condensazione. Se il problema è il budget, un modello in classe D ben mantenuto costa meno in dieci anni di un modello in classe C trascurato.
Quello che non consigliamo mai è di scegliere sull'etichetta soltanto. La classe misura il programma eco a pieno carico, cioè un modo di usare la macchina che quasi nessuno rispetta sempre. La tua bolletta dipende più da come carichi e da come pulisci i filtri che dalla lettera stampata in vetrina.
Quando hai fissato capacità, classe e tempo massimo accettabile, il confronto diventa un lavoro di prezzo: puoi confrontare prezzi e disponibilità delle asciugatrici su SniffaPrezzi e consultare i modelli disponibili su OpportunityCommerce. I dati tecnici, però, prendili sempre dalla scheda del produttore: è l'unico documento che risponde di quello che scrive.
Fonti
Schede informative di prodotto ai sensi del Regolamento delegato (UE) 2023/2534, pubblicate dal produttore: WQB246D0IT e WQG233D0IT, oltre alle schede di WQG235C0IT, WQG243D6IT, WQG245D0IT, WQG24200IT, WQG23100IT e WTH8521EII.
Regolamento delegato (UE) 2023/2534 della Commissione, etichettatura energetica delle asciugabiancheria per uso domestico, che abroga il regolamento (UE) n. 392/2012: testo ufficiale.
Regolamento (UE) 2023/2533 della Commissione, specifiche per la progettazione ecocompatibile delle asciugabiancheria per uso domestico, che abroga il regolamento (UE) n. 932/2012: testo ufficiale.
EPREL, la banca dati europea dei prodotti per l'etichettatura energetica, raggiungibile anche dal QR code stampato sull'etichetta.
Documentazione tecnica del produttore sulle asciugatrici, su bosch-home.com.
ARERA, prezzo di riferimento dell'energia elettrica per i clienti in tutela dal 1º luglio 2026, pari a 31,63 centesimi al kWh tasse incluse.
Nota di metodo. Portos non ha provato fisicamente gli apparecchi citati: le tabelle riportano dati dichiarati dal produttore nelle schede informative obbligatorie. Le soglie di classe sono state verificate incrociando otto schede ufficiali indipendenti, e ogni valore di indice cade nella fascia prevista. Dati raccolti il 14 settembre 2026.